Emanciparsi dalle banalizzazioni

Il ritorno di Silvio Berlusconi sulla scena politica ha avuto un primo effetto mediatico con il riacutizzarsi del tic antiberlusconiano di Repubblica, che assume nuovamente un carattere monomaniacale. Non è naturalmente in discussione l’orientamento politico di un quotidiano e neppure il suo assetto di battaglia. Quello che sta diventando un po’ stucchevole è l’appiattimento di tutte le capacità di analisi sull’orizzonte in cui “è sempre tutta colpa di Berlusconi”. La riunione di redazione è stata introdotta da una specie di comizio di Ezio Mauro  contro il pericolo incombente del “nazional-populismo” dell’ex premier.
14 LUG 12
Ultimo aggiornamento: 16:13 | 14 AGO 20
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Il ritorno di Silvio Berlusconi sulla scena politica ha avuto un primo effetto mediatico con il riacutizzarsi del tic antiberlusconiano di Repubblica, che assume nuovamente un carattere monomaniacale. Non è naturalmente in discussione l’orientamento politico di un quotidiano e neppure il suo assetto di battaglia. Quello che sta diventando un po’ stucchevole è l’appiattimento di tutte le capacità di analisi sull’orizzonte in cui “è sempre tutta colpa di Berlusconi”. La riunione di redazione è stata introdotta da una specie di comizio di Ezio Mauro contro il pericolo incombente del “nazional-populismo” dell’ex premier, che sarebbe il peggiore nemico dell’Europa e della stabilità. Andrea Bonanni aveva già scritto sul giornale di ieri che Berlusconi “terrorizza l’Europa”, ma a sostegno della sua tesi monomaniacale porta soltanto una dichiarazione della capogruppo del Pse, che ovviamente fa il tifo per la sinistra. Per tenere insieme l’appoggio al governo e la demonizzazione di Berlusconi, Repubblica deve costruire uno scenario politico irreale, in cui la sinistra rappresenta il solo e solido sostegno di Monti, mentre il Pdl sarebbe all’opposizione con durezza e cattiveria.
Le cose però non stanno affatto così, e questo è chiaro anche alle “cancellerie europee” che secondo Repubblica sarebbero tremendamente allarmate dal ritorno sulla scena di Berlusconi. Se si guarda ai fatti e non alla narrazione fantasiosa che ne fa Repubblica, si vede che a ostacolare tentando di vanificarla la riforma del mercato del lavoro è stata la sinistra del Partito democratico che sostiene le posizioni conservatrici della Cgil e che è Pier Luigi Bersani a chiedere di sottoporre il decreto di tagli alla spesa pubblica alla “concertazione” con i sindacati e con gli enti locali, che lo porterebbero all’annullamento. Berlusconi, invece, non solo ha consentito la formazione del governo tecnico, ma ha persino votato la tassazione della prima casa, che peraltro oggi Mario Draghi considera un fattore di crisi dell’edilizia e quindi delle possibilità di crescita. Forse le “cancellerie europee” sono più informate di Bonanni e sanno che nella coalizione di centrosinistra pare troveranno spazio formazioni impegnate da sempre nella denuncia demagogica della “dittatura dei mercati” e che propongono una politica di spesa facile, camuffata da spesa sociale. D’altra parte le precedenti esperienze di governi di centrosinistra si sono sempre incagliate proprio sulla impossibilità di trovare un equilibio tra spinte riformiste e antagonistiche. In un quadro economico tremendamente critico come quello attuale, quelle contraddizioni diventano ancora più radicali. Ma Repubblica, in preda al suo tic, spiegherà che anche di questo la colpa è di Berlusconi.